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Matteo Silvatico

MATTEO SILVATICO Indirizzo Design della Ceramica Classe IV I a.s.2024-2025 Prof. Roberto Fiore

Matteo Silvatico (circa 1270 – 1342) fu un eminente medico e botanico italiano, figura di spicco della Scuola Medica Salernitana, la più antica istituzione medica d’Europa. Nato a Salerno, è noto per i suoi contributi fondamentali alla fitoterapia e alla didattica medica medievale.

La data di nascita di Silvatico è approssimativamente collocata intorno al 1270, come suggerito da un documento del 1296 che lo menziona come benefattore della confraternita di Santo Spirito a Benevento. La sua famiglia, originaria di Casale del Tusciano (oggi Olevano sul Tusciano), era presente a Salerno sin dal XII secolo. Rilevamenti archeologici recenti, insieme alla documentazione locale, sembrano confermare l’identificazione dell’attuale giardino detto della Minerva con l’area del plaium montis, in cui si collocava, nel XII secolo, la proprietà di due membri della famiglia Silvatico, Pietro e Gaita, quest’ultima figlia di un medico di nome Giovanni, figura meno nota della Scuola Medica Salernitana.
La fama di Matteo Silvatico si diffuse rapidamente nel regno, tanto da divenire uno dei medici personali di Roberto d’Angiò, re di Napoli, e ricevette il titolo onorifico di miles per i suoi meriti scientifici. Nel 1337, partecipò a una cerimonia ufficiale in cui fu letto un decreto del marchese Bertaldo di Hohenburch, evento che testimonia il suo coinvolgimento negli affari pubblici e la sua posizione di rilievo nella società del tempo. Alla corte di Roberto D’Angiò Matteo conobbe Giovanni Boccaccio, che lo menziona nella novella X della quarta giornata del Decameron, sotto il nome di “Mazzeo della Montagna”. Sebbene il ritratto sia quanto meno ironico, testimonia la notorietà del medico nel XIV secolo.

 La sua opera principale è l’ Opus Pandectarum Medicinae (o Liber cibalis et medicinalis Pandectarum), redatta intorno al 1317. Altri autori la considerano un’opera della maturità e la collocano intorno al 1332. Si tratta di un’enciclopedia medica che raccoglie oltre 700 voci su piante, minerali e sostanze animali utilizzate nella medicina dell’epoca. Ogni voce include il nome del “semplice” (rimedio naturale) in latino, greco e arabo, una descrizione morfologica, la “complessione” (cioè la natura secondo la teoria degli umori) e le proprietà terapeutiche. Le Pandectae cominciarono presto a circolare, specialmente in Italia settentrionale: i lemmi principali (all’incirca 648) vennero numerati e all’opera fu aggiunto un indice con rinvio al numero del lemma. L’opera ebbe una grande diffusione: sono noti finora diciotto manoscritti a partire dalla fine del XIV secolo, ma soprattutto la fortuna tipografica fu straordinaria.

Il 1° aprile 1474 vide la luce a Napoli l’editio princeps del Liber pandectarum medicinae, curata dal beneventano Angelo Catone Sepino, medico di Ferrante d’Aragona, e condotta sul manoscritto allora conservato nella biblioteca regia: il curatore mantenne incipit (Incipit liber cibalis et medicinalis pandectarum Mathei Silvatici medici de Salerno), prefazione e organizzazione del testo originali. Seguì nello stesso anno (ottobre 1474) una stampa bolognese, curata dal bresciano Matteo Moreto, docente di medicina, che, forse appoggiandosi a una diversa tradizione manoscritta, omise la prefazione, trascurò la provenienza salernitana dell’autore e dichiarò di ignorare chi fosse Silvatico.

L’opera, dedicata al re Roberto d’Angiò, ebbe successive edizioni nel XVI secolo.  Nell’edizione veneziana del 1523 si descrivono 721 voci di semplici: 487 vegetali, 157 minerali, 77 animali e 3 di natura non ben identificata. I 487 vegetali sono riportati con 1972 nomi con una media di 4 sinonimi per pianta

  Il Giardino della Minerva

Silvatico è considerato il fondatore del Giardino della Minerva a Salerno, ritenuto il primo orto botanico d’Europa. In questo spazio, situato nel centro storico della città, coltivava e classificava piante medicinali secondo i principi della medicina galenica. Il giardino serviva anche come luogo di insegnamento per gli studenti della Scuola Medica Salernitana, attraverso la pratica dell’ostensio simplicium, ovvero la presentazione diretta delle piante e delle loro proprietà.
Oggi, il Giardino della Minerva è un sito storico e culturale visitabile, che conserva la memoria dell’opera di Silvatico e della tradizione medica salernitana. La sua opera continua a essere studiata per comprendere l’evoluzione della medicina e della botanica in Europa.